domenica 23 marzo 2014

La medicina occidentale no cura, attenua il male e ne provoca altri. Ricorrere a cure alternative é dunque prerogativa sempre piú diffusa e in espanione. Alcuni consigli per approfondire il tema e trarne senza dubbio dei benefici

Seguite i Link e quanto segue, senonché l'esperienza di persone malate gravemente che hanno trovato sollievo e speranza solo con una ricerca intelligente e adottando cure alternative alla medicina tradizionale.

Molti medici specialisti uno per uno si ribellano e questo é un buon segnale. Bisogna imparare a conoscere quanto la natura ci puó servire per curare le malattie a basso costo e in modo efficace e risolutivo.
Ribellarsi all'industria farmaceutica e ai canali che vogliono trarre solo profitto sulla salute altrui, é un dovere di tutti.
É inoltre un diritto chiedere cure alternative quando certe terapie dopo anni non hanno dato il risultato sperato, o peggio: hanno riscontrato ulteriori patologie per effetto collaterale per colpa dei farmaci assunti
LICENZIATA IN TRONCO
PERCHE' VA CONTRO GLI INTERESSI DI BIG PHARMA!

«La mia amica DOTT.SSA MICHELA DE PETRIS mi ha chiesto di diffondere QUESTO IMPORTANTE ACCADIMENTO, Vi prego di leggerlo:

Merc 5 marzo a Le Iene su Italia1 è andato in onda un interessante servizio tutto documentato su come un signore malato di tumore sia riuscito a bloccare la malattia grazie anche all'introduzione di una alimentazione vegana, in gran parte crudista.
Michela, dott.ssa sia privata ma anche specialista al San Raffaele di Milano, ha dato la sua disponibilità a spiegare alle telecamere in che modo tutti i suoi pazienti siano riusciti a trarne tanto beneficio. Consiglio di vedere il servizio. Il giorno dopo ha iniziato a ricevere migliaia di chiamate da tutta Italia a cui lei sta cercando di dare risposte, perché è una persona eticamente corretta.
L'ho incontrata oggi e mi ha detto che ieri il suo primario del S.Raffaele l'ha chiamata e l'ha licenziata in tronco.
Lei mi ha spiegato che il suo ospedale prende molti soldi dalle cure farmacologiche che danno ai pazienti malati di tumore e quindi , per interessi prettamente economici, il suo intervento ha danneggiato la struttura.
Capite? Se ne fottono della salute dei pazienti!

Ebbene, Michela, che è una grande professionista, guardandomi negli occhi mi ha detto che lo rifarebbe altre cento volte, perché è molto più importante informare le persone piuttosto che lasciarle all'oscuro di certe cose così importanti solo per interessi economici.

Se volete, potete, aiutatemi a diffondere la notizia.

Queste sono esattamente le parole di Michela, quindi non è una mia interpretazione. Lei stessa mi ha chiesto di aiutarla a diffondere la verità al fine di aiutarci.

Grande stima da parte mia, cara Mic.» (Angelo Bavaro)







http://www.carcinomaepatico.it/percorso.asp
http://liberofb.altervista.org/blog/lo-sfogo-di-un-chirurgo-italiano-la-medicina-italiana-non-cura-lenisce-sintomi-generando-nuove-malattie/#comment-354

Come evitare l'acidità organica

By Edoardo Capuano - Posted on 23 marzo 2014
Alimentazione sanaTutti quei processi e manifestazioni che noi chiamiamo malattie, sono la diretta conseguenza di un’eccessiva acidificazione del sangue, dovuta per lo più a una sbagliata alimentazione. Dopo un pasto, i nutrimenti e le tossine (rifiuti organici) derivanti dalla digestione, fluiscono dal tratto intestinale nel sangue e nel sistema linfatico.
Attraverso l’osmosi, i nutrimenti e le tossine si aprono poi anche un passaggio verso il citoplasma, ossia quella parte della cellula che avvolge il nucleo delle cellule organiche. Tutte le cellule hanno una caratteristica comune: il citoplasma ha una reazione alcalina (negativa) e il nucleo ne ha una acida (positiva), ciò crea una differenza di potenziale elettrico tra il citoplasma ed il nucleo. Questa differenza di potenziale elettrico determina la “vitalità” delle cellule.
Se questo potenziale elettrico si riduce al di sotto di un certo livello, la cellula si ammala e può anche morire. Quando il sangue quindi porta con sé molte sostanze acide, per esempio, le tossine, le stesse possono penetrare all’interno delle cellule e neutralizzare l’alcalinità del citoplasma. Se perciò la concentrazione delle tossine nella circolazione del sangue è più alta di quella nelle cellule, le tossine continueranno a fluire nel citoplasma delle cellule ed eventualmente a precipitare, creando dei cristalli.
Periodicamente, durante i periodi in cui la vitalità è elevata, l’organismo prova a correggere questa condizione, attraverso delle acute crisi di guarigione: le cosiddette “malattie”. Dopo molti anni, tuttavia, se una persona non migliora le proprie abitudini e il proprio stile di vita, verrà a crearsi una malattia cronica. Ed alla base di tale malattia possiamo sicuramente trovare un grande accumulo di tossine.
Il punto di vista dell’omotossicologia:
Secondo l’insegnamento di “H.H. Reckeweg”, fondatore della “omotossicologia”, tutti quei processi e manifestazioni che noi chiamiamo malattie, sono espressione della lotta dell’organismo contro le tossine, per renderle innocue e poi espellerle. L’organismo può vincere o perdere questa battaglia; in ogni caso quei processi che noi chiamiamo malattie non sono altro che utili funzioni biologiche, finalizzate alla disintossicazione naturale del corpo e alla difesa contro i veleni. L’organismo, infatti, cerca sempre di compensare i danni che ha subito e che non è riuscito ancora ad eliminare.
La probabile causa di tutte le malattie:
Praticamente tutti i dolori, le patologie e la distruzione di cellule, è dovuta ad un’eccessiva acidità del sangue, derivante dall’assunzione di una quantità troppo elevata di proteine, specialmente di quelle animali: carne, pesce, pollame, salumi e formaggio ecc. Tuttavia anche le proteine vegetali, come i semi, i cereali e i legumi, quando assunte troppo spesso o in notevole quantità, possono causare questo tipo di tossicità. Il Dr. “Bieler” afferma che la causa principale dell’acidità organica, vada ricercata nell’assunzione eccessiva di proteine, che disturbano in modo sostanziale l’equilibrio dell’azoto. Una condizione acida, generata da una dieta con molte proteine, distrugge molte cellule del corpo, che pertanto dovranno essere ripristinate…
L’effetto a lungo termine di una dieta con molte proteine, è quindi sempre deleterio per la salute. Crea infatti un’accumulazione di prodotti di rifiuto – dovuti alla digestione ed assimilazione di queste proteine – i quali acidificano l’organismo. Per esempio, se consideriamo che fegato e reni sono in grado di espellere circa 8 grani di acido urico nell’arco delle 24 ore, e che 500 grammi di carne, possono generare fino a 18 grani di acido urico, ne consegue che ad ogni pasto a base di carne, una parte dell’acido urico generato, verrà di fatto accumulato nel corpo. Questo fenomeno, nel tempo, potrà provocare gotta, reumatismi o diverse forme di artrosi.
L’acidosi precede e provoca le malattie:
È quindi ormai un fatto ampiamente riconosciuto, che molte malattie si sviluppino a causa di una condizione di “acidosi cronica”, che riduce le funzioni organiche e abbassa la resistenza dell’organismo. A questo riguardo, il Dr. “George W. Crile”, (direttore della Clinica Crile in Cleveland) uno dei più famosi chirurghi del mondo, così si esprime: “Non esiste la morte naturale. Tutti i casi così definiti, sono soltanto il punto finale di una progressiva acidificazione dell’organismo”.
L’acidosi, infatti, precede e causa le malattie. Anche un corpo sano alla fine soccombe alle malattie fisiche, quando la sua stessa produzione di acido urico si accumula ad un punto tale che non può più opporvi resistenza. Di conseguenza diviene suscettibile ai germi, al freddo, alla fatica o all’esaurimento nervoso. Quando il livello di tossine nel corpo raggiunge il massimo tollerabile, l’organismo inizia allora un’azione di “pulizia”, che può assumere varie forme, tra cui: diarrea, mal di testa, raffreddore, eruzioni della pelle, ascessi, foruncoli, reumatismi, infiammazione degli occhi o di altri organi, catarro, sensazione di freddo, febbre ecc. Ma tutte queste problematiche hanno un’origine comune: un accumulo di rifiuti acidi nel corpo.
Perché si crea acidità nell’organismo?
Oggigiorno, il cibo e le bevande che assumiamo stanno diventando sempre più “produttori di acido”, specialmente i pasti veloci come quelli offerti dai fast-food e gli alimenti precotti. Anche i dolci ed i dessert formano acido, così come il caffè, il vino e la birra. Un altro elemento che crea acidità è un’alimentazione eccessiva. Va notato inoltre, che anche coloro che seguono una dieta vegetariana, possono ritrovarsi, se consumano troppi cereali, con un alto livello di acidità nel corpo. Preoccupazioni, ansia, paura e stress sono ulteriori fattori in grado di produrre acidità organica, come pure le sostanze inquinanti e le eventuali tossine presenti nell’ambiente in cui viviamo.
Una nuova luce sull’equilibrio acido-basico:
Una certa acidità del corpo è necessaria alla conservazione della vita; se non vi fosse non vi potrebbe neppure essere la circolazione di energia lungo i nervi. È infatti necessaria una differenza di polarità elettrica, affinché tale flusso possa aver luogo. Quando un’area del corpo si danneggia o diviene malata, vi è un’accelerazione dell’energia in quella zona, perché il primo effetto di una malattia o di un danneggiamento è quello di aumentare il grado di acidità dell’area colpita. Con l’aumento di acidità, cambia anche il potenziale di quell’area e questo fatto aumenta il flusso di energia proveniente dal cervello, e con essa anche il flusso del sangue in arrivo.
Come si può facilmente immaginare, l’aumento dell’energia nervosa e del flusso del sangue, determinano un maggior potere curativo nella zona colpita. Bisogna comunque sottolineare, che una quantità maggiore o minore del necessario, sconvolge questo processo di guarigione. Un eccesso di acidità nei tessuti dell’organismo, stimola infatti un flusso di energia nervosa troppo grande, e se questa condizione permane troppo a lungo, interferisce con la capacità delle cellule del cervello, di continuare a fornire l’energia nervosa richiesta.
Una diminuzione di tale capacità conduce ad una minor differenza di potenziale tra il cervello e il resto del corpo. Quando questa differenza si annulla, come accade nei casi di severa acidosi, ne consegue la morte. La vita, come abbiamo già detto, è infatti possibile solo quando viene mantenuta una differenza di polarità elettrica, tra il cervello e le altre parti del corpo.
La vera causa dell’osteoporosi:
Per poter sopravvivere il corpo deve mantenere il sangue ad un pH pari a 7.4: ovvero un valore leggermente alcalino (un valore neutro sarebbe invece rappresentato da un pH a 7.0). In presenza di un’acidità eccessiva, il corpo utilizzerà allora parte del calcio presente nelle ossa per ridurre l’acidità, poiché se non agisse in questo modo si creerebbe una situazione di grave pericolo, in grado di condurre anche alla morte. Il corpo, per neutralizzare l’acido in eccesso, utilizzerà inoltre oltre al calcio, anche le sue riserve di potassio, sodio e magnesio, che sono tutti minerali alcalinizzanti, prelevandoli dalle ossa, dai denti e dalle cellule di tutti i tessuti.
In questa situazione, un individuo perde dei minerali preziosi, ed anche eventuali supplementi alimentari non potranno essere utilizzati a causa dell’ambiente acido creatosi. Si può facilmente comprendere come questa situazione possa dar luogo, a lungo andare, all’osteoporosi: una malattia dovuta alla mancanza di calcio nelle ossa. Se questa situazione dovesse persistere, le stesse cellule si saturerebbero di acido e si creerebbero i presupposti per altre innumerevoli malattie. Alcuni sintomi che fanno presagire un aumento di acidità sono: la stanchezza senza ragione, il sentirsi vuoti e nervosi. La presenza di dolori muscolari, stitichezza, problemi digestivi ed acidità di stomaco.
Patologie da deposito:
Tra i tessuti in cui tendono ad accumularsi gli acidi urici, citiamo quelli vascolari (per es. le cartilagini), quelli poco vascolarizzati (per es. tendini e legamenti) e quelli che si trovano intorno alle articolazioni periferiche distali o ai tessuti più freddi (per es. l’orecchio). Il deposito di acido nelle articolazioni porta al loro deterioramento, con conseguente comparsa di osteoartrite ed altre malattie osteo-articolari.
Anche l’acido urico che arriva nell’urina, può precipitare creando delle piccole formazioni di cristallo che, nel tempo, aggregandosi possono formare dei granelli o addirittura dei calcoli. Nella gotta cronica grave, i cristalli possono depositarsi nelle articolazioni centrali più grandi e nei tessuti degli organi, reni compresi.
Una dieta salutare:
Per ovviare a tutti questi problemi, è allora molto importante impostare un corretto stile di vita ed avere un’alimentazione sana e adeguata, con poche proteine e le giuste combinazioni alimentari. In questo modo sarà possibile contrastare efficacemente l’eccessiva acidificazione del corpo, causa conclamata di svariate patologie.
La dieta di seguito proposta, è valida sia per le persone sane che per quelle malate e dovrebbe essere seguita sempre. Essa serve a manterci in salute, che è il bene più prezioso che possediamo.
Appena alzati:
Succo di 1/2 limone in un bicchiere d’acqua tiepida con poco zucchero di canna.
Per la colazione, scegliere tra queste varianti:
- Frutta di stagione (una qualità per volta), magari preceduta da 4/5 prugne secche.
- Yogurt naturale.
- Biscotti con poco zucchero e infuso di erbe non dolcificato.
Bisogna ricordare che zuccheri + amido creano fermentazione e quindi acidificazione. Pertanto sarebbe utile evitare pane e miele e pane e marmellata e dolci molto zuccherati, oppure ridurne le quantità. Non usare inoltre succo di arancia con pane, torte o biscotti, perché acido + amido creano fermentazione e quindi acidificazione.
A pranzo:
Solo il primo (pasta, riso, pizza, preferendo il riso) con contorno di verdure crude. Niente frutta o dessert. Non usare inoltre aceto o limone sull’insalata, perché acidi + amidi (come già detto sopra) producono fermentazione e quindi acidificazione.
A cena:
Solo il secondo, alternando: pollo, formaggio di capra o pecora, legumi, uova, pesce. Sempre accompagnato da verdura cruda. Niente frutta o dessert. Non usare aceto o limone sull’insalata.
Suggerimenti vari:
  1. Eliminare completamente latte e formaggi di mucca (lo yogurt naturale è accettabile), fritture, intingoli, salumi, insaccati, pappa reale e dolciumi industriali. Cioccolato solo in piccole quantità.
  2. Prediligere i formaggi di capra e pecora: sono più sani, in quanto il latte di questi animali è molto simile a quello umano.
  3. Eliminare le bevande gassate, quindi anche l’acqua minerale gassata.
  4. Eliminare bevande e alimenti ghiacciati: sono dannosi per fegato e pancreas.
  5. Evitare di bere acqua ai pasti: rende difficile l’assimilazione dei grassi.
  6. Eliminare lo zucchero bianco, usarne poco di canna o del fruttosio.
  7. Eliminare dolci e dolciumi, perché sono acidificanti.
  8. Ricordare che i cereali integrali hanno molta fibra, ma sono acidificanti.
  9. Eliminare latte e formaggi di vacca, sono acidificanti.
  10. Eliminare latte di soia, avena, ecc. sono acidificanti.
  11. Eliminare i succhi di frutta conservati, sono acidificanti.
  12. Eliminare i dadi e surrogati per brodo, sono acidificanti.
  13. Eliminare assolutamente carne rossa, salumi e insaccati.
  14. Mangiare la frutta lontano dai pasti.
  15. Non esagerare con la verdura cotta, perché fermenta.
  16. Mangiare la patate da sole o con altra verdura cotta, o con olive.
  17. Non combinare le patate con carne, pesce o formaggio.
  18. Non combinare caffè e latte.
  19. Mangiare i legumi, che sono un buon sostituto delle proteine animali, ma con parsimonia. Non utilizzare amidi nel pasto serale perché il pancreas ha poca energia. Pertanto alla sera niente pasta, pane, riso, pizza o minestre e minestroni con creali. Come regola generale: amidi e carboidrati al mattino e a mezzogiorno, e proteine alla sera.

http://www.carcinomaepatico.it/

Le cellule tumorali del pancreas usano il fruttosio per proliferare e dividersi,
Questo quanto hanno detto dei ricercatori USA di recente, in uno studio che ha messo alla prova il sapere corrente che tutti gli zuccheri siano la stessa cosa.
La scoperta dei ricercatori, pubblicata nella rivista Cancer Research, può essere utile per spiegare altri studi che hanno correlate l’uso del fruttosio con il cancro al pancreas, uno dei tipi più mortali
“Queste scoperte indicano che le cellule tumorali possono metabolizzare prontamente il fruttosio per aumentare la proliferazione” ha scritto il Dr. Anthony Heaney del UCLA’s Jonsson Cancer Center.
“Queste scoperte sono determinanti per i pazienti di cancro a cui viene data una dieta a base di fruttosio raffinato edindicano che gli sforzi per ridurre l’assunzione di fruttosio raffinato o inibire le azioni da esso mediate, possono arrestare la crescita del cancro”.
Troppo zucchero, di ogni tipo, non solo aggiunge chili, ma è anche un colpevole-chiave nel diabete, nei disturbi cardiaci e nell’infarto, secondo la American Heart Association.

Le cellule tumorali prosperano con lo zucchero ma usano il fruttosio per proliferare.
“Il metabolismo del fruttosio e del glucosio, sono molto differenti”, ha detto il team di ricerca di Heaney’s. Negli USA il consumo di fruttosio-sciroppo di mais è salito del 1000 percento tra il 1970 e 1990, cosi hanno riportato dei ricercatori nel 2004 all’American Journal of Clinical Nutrition.

Fonte : Saluteolistica



"il fruttosio è l'UNICO tipo di zucchero che può innescare il ciclo di Krebs all'interno del mitocondrio; infatti anche se si introduce glucosio nella cellula, esso non potendo essere utilizzato dal mitocondrio deve prima essere trasformato in fruttosio (cosa che comporta un ulteriore fortissimo spreco di energia, dovendo moltiplicare ognuno dei miliardi di molecole di glucosio per oltre due molecole di ATP che devono essere utilizzate proprio per la trasformazione del glucosio in fruttosio; il fruttosio fa quindi risparmiare anche tutta questa energia, visto che non necessita assolutamente di tutta la prima energicamente dispendiosissima parte della cosiddetta glicolisi)"
di : roberto de jesus - glicosi -





Glicosi : http://it.wikipedia.org/wiki/Glicolisi



Glicosi (continua)



il problema del fruttosio è il seguente:
siccome non è riconosciuto dalle cellule del pancreas che controllano la glicemia (livello del Glucosio nel sangue) -
[ ricordiamo che il glucosio è lo zucchero necessario per il nostro cervello ]
quando abbiamo in circolo una grande quantità di fruttosio il nostro corpo si comporta come se avessimo in circolo pochissimo zucchero perchè il pancreas riconosce solo il glucosio e non il fruttosio...
a questo punto il nostro organismo, credendo erroneamente che ci troviamo in IPO-glicemia continua a produrre zucchero creando IPER-Glicemia e accumulo di grassi..
Oltretutto un'alta quantità di zuccheri in circolazione crea ossidazione perchè gli zuccheri sono potenti agenti OSSIDANTI come del resto gli ACIDI GRASSI....

Fonte: Marco villa



Pertamto secondo i miei studi e le mie ricerche nell'estate del 2013 io ho limitato fortemente l'uso della frutta
- oggi come oggi mi somministro solo mele nei mie succhi verdi e qualche volta compro le pere, ma molto raramente e solo in questo periodo - pre natalizio - perchè di stagione e a basso costo....
Secondo il mio modesto parere la frutta fa benissimo alle persone in salute, dovrebbe invece essere moderata nelle persone affette da neoplasie cancerogene.

Fonte: marco60







In seguito alla conferenza tenuta dal Dr Robert Lustig (un endocrinologo pediatrico che lavora a University of California, San Francisco (UCSF ) dove insegna clinica pediatrica), riguardo al ruolo degli zuccheri, particolarmente del fruttosio, nell’insorgenza della sindrome metabolica (obesità e patologie associate), c’è stato un crescente interesse intorno al ruolo e al destino metabolico di questo zucchero e al suo legame con le malattie menzionate.
Nota bene:
si parlerà del fruttosio raffinato e degli sciroppi a base di fruttosio. Quello che segue non è applicabile agli alimenti che lo contengono naturalmente, i quali sono composti da un complesso di nutrienti in grado di annullare e invertire gli effetti nocivi di questo zucchero. Il consumo di alimenti contenenti naturalmente un alto tenore di fruttosio non provoca alcuno degli effetti descritti in basso: frutta e verdura sono assolutamente salutari, salvo patologie specifiche (es. deficit della fruttosio-1-fosfato-aldolasi meglio noto come “intolleranza al fruttosio”).
Il fruttosio ha effetti molto simili all’etanolo, giungendo a provocare addirittura, oltre al ruolo giocato nella predisposizione all’insulino resistenza, danni del tutto sovrapponibili all’abuso di alcol. Il fruttosio in eccesso sembra alla base dell’epidemia di sindrome metabolica a causa del suo particolare metabolismo, che risulta in deplezione intracellulare di ATP, produzione di acido urico, disfunzione endoteliale, stress ossidativo, lipogenesi e glicazione proteica.

fonte: biobimbi.com (continua)





Cosa succede quando il fruttosio arriva nel fegato?
Nell'organo epatico il fruttosio può avere comportamenti diversi; può per esempio convertirsi in sostanze derivate del glucosio e depositarsi come glicogeno epatico, una cosa che nei soggetti che praticano un'intensa attività fisica è decisamente positiva; sfortunatamente la capacità dell'organo epatico di effettuare la conversione di fruttosio in derivati del glucosio non è illimitata e ciò può creare diversi problemi perché, se l'assunzione di fruttosio è eccessiva, il fruttosio che arriva nel fegato può essere trasformato in grasso (ciò può verificarsi in particolar modo nei soggetti affetti da ipertrigliceridemia, resistenza all'insulina o diabete di tipo 2.
Una delle cose che spesso vengono ritenute positive è il fatto che i livelli ematici di fruttosio non provocano una risposta ormonale immediata; meno positivo è il fatto che un'alta assunzione di fruttosio, pur essendo in grado di stimolare la sintesi dei lipidi, non è in grado di stimolare la produzione di leptina; la riduzione della produzione di questo ormone può avere effetti decisamente deleteri (per approfondimenti si consulti il nostro articolo La leptina).
Quindi: il fruttosio ha un indice glicemico basso, nelle persone che praticano un'intensa attività fisica favorisce il ripristino delle scorte di glicogeno epatico, ma se assunto in quantità eccessiva può creare diversi problemi di cui alcuni non di poco conto.
Sembra naturale quindi porsi la domanda che dà il titolo al paragrafo seguente.
Il fruttosio fa male?
Ha suscitato notevole (e immeritato) scalpore la ricerca del Centro galiziano per la Ricerca Biomedica in Fisiopatologia della Obesità e della Nutrizione che ha correlato l'abuso di fruttosio con gravi alterazioni del metabolismo.
La ricerca -
L'ingestione di grandi quantità di fruttosio negli animali da laboratorio per un tempo sufficientemente prolungato provoca una resistenza alla leptina, l'ormone proteico che regola il livello di lipidi nel sangue.
Ciò ovviamente può favorire l'obesità. Inoltre aumenterebbe anche la resistenza all'insulina, cosa particolarmente critica per i diabetici. Infine l'abuso di fruttosio provoca un aumento dei trigliceridi nel sangue e abbassa il colesterolo buono, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari

Fonte: Albanesi.it





Tumori del pancreas usano il fruttosio zucchero, molto comune nella dieta occidentale, per attivare una via cellulare chiave che guida la divisione cellulare, aiuta il tumore a crescere più rapidamente,
uno studio condotto da ricercatori del Jonsson Comprehensive Cancer Center della UCLA ha trovato. Anche se è ampiamente conosciuta che i tumori usano il glucosio, uno zucchero semplice, per alimentare la loro crescita, questa è la prima volta che un collegamento è stato indicato tra fruttosio e la proliferazione del cancro, ha detto il dottor Anthony Heaney, professore associato di medicina e neurochirurgia, un ricercatore Jonsson Cancer Center e autore senior dello studio. "La linea di fondo è la dieta moderna contiene un sacco di zucchero raffinato tra cui fruttosio ed è un pericolo nascosto implicato in un sacco di malattie moderne, come l'obesità, il diabete e fegato grasso", ha detto Heaney, che ha anche serve come direttore del tumore pituitario e neuroendocrini Program presso la UCLA.
"In questo studio, abbiamo dimostrato che i tumori possono usare fruttosio altrettanto facilmente come il glucosio per alimentare la loro crescita." Lo studio è apparso nel 1 agosto questione del peer-reviewed rivista Cancer Research.
Heaney ha scoperto che le cellule tumorali del pancreas potrebbero facilmente distinguere tra glucosio e fruttosio anche se sono molto simili strutturalmente , e contrariamente alla saggezza convenzionale, le cellule tumorali metabolizzati gli zuccheri in modi molto diversi.
Nel caso di fruttosio, le cellule tumorali pancreatiche utilizzati zucchero nel non-ossidativo pentoso fosfati transketolase-driven per generare acidi nucleici, i mattoni di RNA e DNA, che le cellule tumorali devono dividersi e proliferare. "Tradizionalmente, glucosio e fruttosio sono stati considerati come substrati monosaccaridi intercambiabili che vengono metabolizzati in modo simile, e poca attenzione è stata data agli zuccheri diversi dal glucosio ", afferma lo studio.


http://www.carcinomaepatico.it/



domenica 1 dicembre 2013

Umanoide Rettiliano - Servizio di Mistero



testo

L'inventore della cucina molecolare ha mantenuto qualcosa di umano...

L'ha capito anche Ferran Adrià inventore della cucina molecolare, che l'alimentazione la crea la natura, il cuoco ha solo il compito di apportare variazioni nei condimenti e nelle presentazioni. L'azoto e le bolle piene di fumo in cucina non é di casa, la cipolla si!

Fonte corriere.it  La cucina

28 novembre 2013
di Andrea Nicastro
BARCELLONA – Nell’esclusivo mondo dei cuochi stellati, Ferran Adrià resta un marziano. È lui ad aver portato l’azoto liquido in cucina, ad aver creato gli sferificatori, il gelato-polenta e le spume croccanti. Come può un terrestre qualunque, orgoglioso del suo banalissimo pollo al forno, intervistare lo chef degli chef, l’inventore della cucina molecolare, un profeta che sa di esserlo e che ha trasformato se stesso in un marchio planetario? L’unica è cominciare a prendergli le misure, capire se è davvero un alieno o ha qualcosa di umano. 
Scusi Adrià, cosa si è cucinato ieri sera?

«Ieri? Cuori di lattuga con aceto balsamico e uova con jamon de bellota».
Lo fa spesso? Intendo, cucina spesso in famiglia? I suoi commensali sono consapevoli che un qualunque suo piatto, in un ristorante, avrebbe un prezzo pazzesco?
«Una cosa è il mangiare di tutti i giorni che deve essere molto sano ed equilibrato, un altro è quando in un ristorante vogliamo vivere un’esperienza gastronomica».
Va anche a fare la spesa? 
«Certo, quando ho tempo. Ho la fortuna di avere l’”ufficio” accanto alla Boquería, il mercato comunale di Barcellona».
Le capita anche di entrare in un supermercato? Che prodotti riesce a comprare tra gli scaffali destinati a noi gente comune? 
«Sinceramente, credo che al giorno d’oggi in tutti i Paesi del mondo ci siano supermercati con prodotti di qualità molto buona. È anche ovvio che ci sia un’offerta molto differenziata dato che non tutti i clienti hanno lo stesso potere d’acquisto. Sarebbe bello se potessimo avere sempre il meglio, però non dobbiamo ingannarci. L’alimentazione è una necessità primaria ed è un bene che siano disponibili alimenti basilari a prezzi bassi. Come cuoco pretendo la massima qualità, ma sarebbe demagogico dire che tutti devono cibarsi così».
«La cucina è importante nella vita: siamo quello che mangiamo»
Meglio mangiare sano o buono? 
«La cucina è fondamentale nella vita. Se ci nutriamo male, ne pagheremo le conseguenze sulla salute. Siamo quel che mangiamo. Però, ripeto, a casa, al supermercato o al ristorante dobbiamo tener ben presente che una cosa è alimentarsi e un altro la gastronomia». 
Mi regala una ricettina molecolare? Una cosina semplice per far parlare gli amici. 

«La cosa migliore in casa è cucinare ciò che siamo in grado di realizzare in modo ottimo. Non sono eccezionali dei maccheroni alla carbonara? O una buona insalata caprese? La mia raccomandazione è questa: in casa mangiamo quello che sappiamo fare e che ci faccia bene, poi se vogliamo provare l’alta gastronomia, quando e se possiamo permettercela, andiamo in un ristorante dove la realizzino bene».
Insomma, il mio pollo è riabilitato, ma nessun regalino molecolare. 
«Non condivido la definizione di “molecolare”. Non si tratta di una cucina realizzata da scienziati. Noi usiamo il sapere scientifico (come molte altre persone di altre discipline) per aumentare le nostre conoscenze e in questo modo cucinare meglio. La parola che credo definisca di più questo stile di cucina è tecno-emozionale. Non si può identificarla con una singola ricetta, ma con una successione di piatti che compongono l’intero menù. Il principale obbiettivo è creare concetti ed emozionare chi assapora».
Lei ha chiuso il suo ElBulli nel 2011. Teoricamente sarebbe un ex cuoco. Cosa sta facendo? 
«Non ho mai cucinato tanto in vita mia. Solo che lo faccio mentalmente. Lavorando a Bullipedia passiamo la giornata pensando ricette».
Tra i suoi tanti progetti c’è la sua sfida culinaria a Wikipedia e la trasformazione del ristorante in una sorta di museo-centro ricerche mai visto prima. Il tutto in partnership con Telefonica, l’aspirante padrona di Telecom Italia. A che punto è?
«Bullipedia non sarà on line prima del 2016. Per la Fondazione è ancora troppo presto per stabilire una data certa. Però il progetto sta progredendo velocemente e in modo molto solido. Nello spazio che era del ristorante ci sarà un centro espositivo visitabile da chiunque sia interessato a conoscere la storia di elBulli e la trasformazione inelBulli Foundation».
Dopo la chiusura lei ha fatto libri, mostre (l’ultima a Londra), conferenze, kit di cucina, persino barrette per ciclisti. Immagino gustosissime e doping free. Sono molti i ristoranti stellati che vantano una sua ispirazione. Dove trova il tempo? 
«Sono immerso in tanti progetti, ma tutti in relazione l’uno con l’altro e destinati a confluire nella Fondazione. Riesco a stare al passo perché sono idee appassionanti che mi divertono moltissimo. E poi sono circondato da una squadra eccezionale».
ElBulli ha chiuso come molti ristoranti stellati. Sembra che con la crisi economica ci sia meno spazio per conti così salati e che gli chef abbiano ripiegato su gastrobar più abbordabili. 
«Non credo in questa analisi. I gastrobar sono sorti come un nuovo modello di ristorazione. E’ una formula che funziona, avvicina a un pubblico generale una cucina molto simile a quella che si pratica nei ristoranti gastronomici. Ma non hanno soppiantato i ristoranti di alta gamma. Sempre ci saranno bar, ristoranti economici e gastronomici». 
«Aiuto
mio fratello Albert
nel suo gastrobar a Barcellona: un locale che funziona»
Come il gastrobar Tickets di suo fratello Albert a Barcellona? 
«Sì, suo e dei fratelli Iglesias. Io aiuto in tutto quello che posso e mi diverto molto. Funziona. Considero importante dimostrare che l’alta gastronomia si possa democratizzare e possa essere a disposizione della maggioranza delle persone». In Italia Davide Oldani sta sperimentando una cucina sofisticata con prodotti poveri, a prezzi abbordabili. È la strada?
«Da elBulli proponevamo un menù con patate, uova, sardine e pomodori come ingredienti principali. Però è diverso preparare un piatto con una sardina desquamata, filettata, despinata, marinata ecc ecc che una sardina alla bruttesca, cioè senza manipolazione».
In un ristorante d’alta gamma cosa influisce di più sul prezzo? Le materie prime, il servizio esclusivo o la lavorazione? 
«Varia molto secondo lo stile del locale. Quando parliamo di prodotti esclusivi come il caviale, chiaro che il prezzo ne risente. Ma, in genere, quando si tratta di gastronomia la maggior influenza sta nella mano d’opera e nel grado di elaborazione che si pratica in cucina».
In Italia che ristoranti consiglierebbe? 
«Dipende molto dal momento e dal luogo. In Italia cercherei una buona pizza, un’ottima pasta. Dipende da cosa piace e i ristoranti cambiano».
Quando un altro elBulli?
«Mai più. Resterò concentrato sulla elBulliFoundation e cercherò di portare il mio granellino di sabbia per aiutare chiunque lo voglia. Quello che ho imparato sarà a disposizione di tutti i ristoranti del mondo».

giovedì 28 novembre 2013

Antiossidanti: cosa sono, a cosa servono e quali alimenti li contengono

 FONTE
Tanta salute

Gli antiossidanti possono essere definiti come tutte quelle sostanze che sono in grado di contrastare le reazioni chimiche di ossidazione che nell’organismo sono provocate dai radicali liberi. Se non intervenissero gli antiossidanti, si produrrebbero in continuazione danni alle strutture cellulari e verrebbe alterato il funzionamento di alcune molecole molto importanti a livello biologico, come le proteine. I composti chimici che formano gli antiossidanti sono per una parte sintetizzati all’interno del corpo e per l’altra assunti attraverso l’alimentazione. Scopriamo, oltre a quali sono, anche quali alimenti li contengono.
Cosa sono e a cosa servono
Gli antiossidanti sono dei composti chimici, che combattono l’azione dei radicali liberi e, quindi, contrastano l’invecchiamento cellulare. Sono in grado di bloccare la catena di reazioni innescata dai radicali liberi. Fra i composti antiossidanti, che l’organismo è in grado di sintetizzare autonomamente, ci sono il glutatione, l’acido urico, la melatonina e l’ubichinolo.
Gli antiossidanti alimentari sono, invece, rappresentati dalla vitamina E, dalla vitamina C, daicarotenoidi, dalla vitamina A, da alcuni composti di polifenoli, come i flavonoidi e il resvetarolo, e da alcuni oligoelementi indispensabili per il funzionamento dei meccanismi enzimatici: selenio, rame, manganese e zinco.
Gli alimenti che li contengono
Gli alimenti che contengono gli antiossidanti sono soprattutto la frutta, gli ortaggi, i cereali, ilegumi, il cacao, il tè e il caffè. Per quanto riguarda la frutta, dobbiamo ricordare soprattutto i frutti rossi e i mirtilli. Questo gruppo di cibi, nel quale rientrano anche le fragole e le ciliegie, è ricco di vitamina C. I mirtilli, in particolare, abbondano anche di antocianine, che hanno la funzione di contrastare la perdita di memoria e la degenerazione delle abilità motorie.
I kiwi sono ricchi di polifenoli, che proteggono dall’insorgenza delle malattie degenerative. L’avocado contiene vitamina E e vitamina A. Inoltre è ricco di potassio, che riesce ad esercitare un’azione di prevenzione contro la ritenzione idrica e l’ipertensione. Un altro frutto che abbonda di antiossidanti è il melograno: in esso sono presenti soprattutto flavonoidi, che proteggono il cuore e le arterie.
Fra gli ortaggi possiamo ricordare in maniera specifica i broccoli e i cavolfiori, che contengono vitamina C e carotenoidi, in grado di proteggere la vista e di ridurre il rischio di tumori. Anche l’olio extravergine di oliva ha un’azione molto salutare, perché è ricco di vitamina E e di acidi grassi monoinsaturi, che possono proteggere l’intero sistema cardiovascolare.
Da non sottovalutare l’azione di aglio e cipolle. Il primo è ottimo per fluidificare il sangue, aiutare il cuore e prevenire le infiammazioni. Le seconde abbondano di flavonoidi, i quali possono però perdersi con la cottura. I pomodori contengono licopene. Questa sostanza agisce nella prevenzione dell’ictus e delle malattie cardiovascolari; inoltre riesce a far abbassare il livello del colesterolo e la pressione alta.

La lista nera delle merendine firmata da Altroconsumo

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Ultime notizie - NanopressSalute


La lista nera delle merendine firmata da Altroconsumo

La nota associazione Altroconsumo ha realizzato un'indagine prendendo in esame oltre trecento tipi di merendine che si trovano in commercio, e che molto spesso sono mangiate in grandi quantità dai nostribambini. Lo studio è stato eseguito tenendo presente anche la fascia di età del target, ovvero a quali bambini sono destinati tali prodotti dolciari. I risultati non sono positivi, tanto che possiamo tranquillamente parlare di lista nera delle merendine.

L'INDAGINE DI ALTROCONSUMO NEL DETTAGLIO
Per le analisi si è tenuto conto della fascia d’età dei bambini che consumano tali merendine, cioè quella compresa tra i 3 e i 10-11 anni. Gli esperti hanno esaminato la tabella nutrizionale e gli ingredienti, oltre che le informazioni generali relative a ciascuna merenda. Si sono potute elaborare così delle “pagelle”, basate sulle calorie e sulla valutazione dell’ apporto nutrizionale. 

LA CLASSIFICA
Altroconsumo ha esaminato più di 300 merende, includendo nella sua lista dolci, patatine fritte, merende salate, da frigo, casalinghe e bevande. L'elenco si può consultare anche sul sito dell'associazione e può essere preso come riferimento per capire quante calorie contiene ogni tipo di spuntino e, quindi, si può comprendere se ciascuno di essi sia adatto al bambino dal punto di vista energetico. Un’altra sezione riporta il contenuto di zuccheri, grassi, grassi saturi e sale, in relazione alle porzioni. Il valore di riferimento è sempre di 100 grammi di prodotto. 

QUALI SONO LE MERENDINE PIU' "SANE"
A questo punto ci si chiede quali siano le merende più sane. Bisogna evitare quelle che contengono troppo zuccheri (attenzione quindi ai succhi di frutta imbottigliati, che di solito contengono zuccheri aggiunti in maniera eccessiva e, quindi, da questo punto di vista, sono da preferire polpe e frullati fatti al momento). Sono da evitare i wafers, i croissants e i fagottini, specialmente quando il bambino non compie la giusta attività fisica, perchè sono merende molto grasse e caloriche. Un panino con il prosciutto viene indicato come merenda sostanziosa. Lo stesso vale per quanto riguarda il pane con la crema alla nocciola e al cacao, ritenuto molto ghiotto dai bambini.

Pubblicato il 26 Nov 2013

Additivi alimentari: la lista di quelli potenzialmente pericolosi

FONTE 
DonnaDonna

Gli additivi alimentari sono i coloranti, conservanti, addensanti e dolcificanti utilizzati per migliorare l’estetica, la conservazione e il sapore degli alimenti. Si trovano praticamente ovunque, solo nell’Unione Europea ne sono ammessi oltre 300 tipi diversi, niente di grave se non fosse che alcuni di essi sono potenzialmente pericolosi. Qui di seguito una lista che vi aiuterà a riconoscerli, e se dovesse essere il caso, a evitarli!

Riconoscere gli additivi alimentari
Gli additivi alimentari, sostanze prive di qualsiasi nutrimento, devono essere obbligatoriamente specificati sulle etichette dei prodotti alimentari subito dopo la lista degli ingredienti. Il loro nome può comparire per intero oppure può essere sostituito dalla sigla E seguita da tre o quattro cifre. Sono inoltre divisi in sei categorie, sulla base della loro funzione:
I coloranti, indicati con le sigle che vanno da E100 a E180, sono utilizzati per rendere i cibi più invitanti, ma risultano potenzialmente pericolosi per soggetti allergici ad alcune sostanze, come l’acido acetilsalicilico (aspirina).
I conservanti, da E200 a E285, pur essendo molto utili per evitare la proliferazione di batteri, muffe e lieviti nei cibi, possono provocare sintomi come mal di testa, nausea e disturbi respiratori.
Gli antiossidanti e gli acidificanti, da E300 a E385, servono a loro volta per prolungare la conservazione, ma essendo leggermente diuretici possono sovraccaricare i reni.
Gli emulsionanti e gli addensanti, compresi tra E400 a E495, sono impiegati per dare consistenza ai cibi, ma spesso celano l’assenza nel prodotto di ingredienti freschi.
Gli esaltatori di sapidità, da E620 a E640, agiscono sul sapore dei cibi ma possono causare diversi disturbi di lieve e media entità.
La sesta e ultima categoria è quella degli edulcoranti, da E950 a E967, E420, E421, E1510,sostituiti dello zucchero che secondo alcune recenti ricerche potrebbero avere effetti cancerogeni.
Gli additivi alimentari più pericolosi
Tra gli additivi più pericolosi, che è meglio evitare, si annoverano l’E 470a, un emulsionante in grado di mantenere unite le parti acquose e quelle grasse degli alimenti, che nient’altro è che il sapone. Seguono i polifosfati, frequenti nei cibi di scarsa qualità e utilizzati per trattenere l’acqua nei cibi, essi si rivelano dannosi in quanto impediscono una buona assimilazione del calcio. Molto pericoloso anche il glutammato monosodico, indicato con la sigla E621, esaltatore di sapidità utilizzato nei dadi, nelle minestre, nei preparati granulari per brodo. Un suo utilizzo eccessivo è associato non solo a sintomi quali cefalea e orticaria, ma addirittura a malattie degenerative del sistema nervoso come Alzheimer, Parkinson, autismo, depressione e via dicendo. Anche i nitriti vanno consumati con la dovuta attenzione, un uso sconsiderato può comportare la formazione nello stomaco di composti cancerogeni, detti nitrosammine. Stesso avvertimento vale per l’aspartame, noto dolcificante per dolci, yogurt, caramelle e chewing-gum, che a quanto pare avrebbe a sua volta potenziale effetto cancerogeno. Infine avete mai fatto caso alla lucidità della frutta esotica esposta nei supermercati? L’effetto specchio è da attribuirsi alla gommalacca, usata anni fa niente meno che per la produzione dei dischi del grammofono… assolutamente da evitare!

mercoledì 1 maggio 2013

La Portulaca Oleracea

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VERDURA: Portulaca
 La Portulaca Oleraceaè un ortaggio a foglia appartenente alla famiglia botanica delle Portulacee. Già gli Egizi apprezzavano la Portulaca come ortaggio e pianta officinale e, raccolta allo stato spontaneo o talvolta coltivata, viene consumata da tempi remoti nelle regioni mediterranee, dove è conosciuta anche come "purcacchia" o "purchiacca".

E’ una pianta che cresce spontanea nei campi e nei giardini, dove è reperibile con facilità e si riproduce moltissimo. Spesso viene buttata perché ritenuta invasiva di orti e giardini.

E' considerata una pianta diuretica, rinfrescante e depurativa.

Nel corso degli ultimi anni la Portulaca è stata rivalutata in quanto ha interessanti proprietà nutritive e medicinali: è una delle migliori fonti vegetali dell'acido grasso omega-3, a-linolenico, possiede un elevato contenuto di proteina cruda e di polisaccaridi idrosolubili ed una buona tolleranza alla salinità, è ricca di vitamina C, B1, B2, B3, B6 e provitamina A, inoltre contiene carboidrati, proteine e sali minerali quali calcio, ferro, sodio, fosforo e acido ossalico. L'insieme di queste proprietà fa ipotizzare l'impiego della specie nell’alimentazione umana e non solo. Oltre che per gli usi medicinali (come febbrifugo, anti-scorbuto, antisettico, antispasmodico, diuretico, vermifugo ed antinfiammatorio) ed alimentari, in insalate, zuppe, minestre e risotti, se ne propone oggi un impiego più moderno.

UTILIZZO IN CUCINA
La Portulaca può essere consumata cruda, sola o assieme a pomodori e porri, come insalata, o cotta per preparare zuppe o frittate di ceci (farifrittate).
I rametti tagliati a pezzettini possono essere conservati sottaceto o in salamoia e usati al pari dei capperi.
Alcuni non amano la consistenza mucillaginosa della portulaca, ma questa sua proprietà può tornare utile per addensare minestre e ripieni.
Se la friggete potete eliminare questa caratteristica immergendola, prima di metterla in padella, in una pastella composta di farina e briciole di pane.
Un ottimo modo per gustare la portulaca è farne un insalata cruda, mescolandola con menta e crescione d'acqua.
Questa piantina ha un sapore acidulo simile al limone proprio perchè contiene vitamina C.